La personalità forte
Quando si parla di forza del carattere bisogna distinguere la sostanza dall’apparenza. Molte personalità vengono infatti impropriamente definite come “forti” sulla base di meri aspetti esteriori, quali la prepotenza, la prevaricazione e l’autoritarismo.
Cos’è la forza d’animo?
Avere forza d’animo di fatto è tutt’altro e non coincide con l’esercizio della violenza o della manipolazione dell’altro. In genere, chi ricorre sistematicamente al mezzo della soppressione altrui, è al fondo un debole incapace di autentico confronto, di rispetto e sana competizione. Nel suo animo non c’è forza ma solo inutile brama di potere, con conseguente, estrema vulnerabilità di fronte ai rovesci della fortuna.
Quali sono allora gli attributi del temperamento forte, che lo differenziano ampiamente dal semplice arrivista?
Innanzitutto si potrebbe citare l’orientamento all’auto realizzazione. La natura di questa spinta non ha come fine primario il “successo per il successo”. Oltre a non tradursi in comportamenti puramente individualistici che vanno a danneggiare gli altri, essa si inscrive in un orizzonte di sviluppo, di crescita e di messa a frutto dei propri talenti.
Lo sviluppo di sè in quest’ottica non solo non porta disagio nelle vite degli altri, ma finisce con arricchirle di doni o di stimoli preziosi. La motivazione in questi casi non risiede tout court nel ritorno narcisistico di immagine ma nel piacere di scoprire e di mettersi alla prova.
Questa modalità di approccio “costruttiva“ nei confronti della vita implica inoltre altre caratteristiche personali, senza le quali il tutto resterebbe ad un livello ideale, velleitario ed astratto. I risultati concreti arrivano grazie alla fatica, alla perseveranza, in una parola alla resistenza nei confronti della frustrazione.
La persona forte non è priva di emozioni umane, vive a pieno lo scoramento per un’impasse, un intoppo o un ostacolo. Ma lo sconforto dura poco, presto ella si rimette a cercare strategie per affrontare una ad una le difficoltà che via via inevitabilmente le si presentano.
Lo sguardo sul reale
Si potrebbe dire che tale capacità di “non mollare” affondi le sue radici in un ottimismo di base o in approccio fiducioso e positivo verso il futuro. Questo è solo parzialmente vero e forse anche un po’ un luogo comune.
In realtà la persona combattiva è spesso estremamente realista, ovvero capace di guardare la realtà senza lenti “rosa” . Questa capacità di “reggere” la brutalità della realtà, i suoi aspetti e implicazioni poco desiderabili, le consente di non prendere decisioni alla leggera ma anche di non restare intrappolata a tempo indeterminato nel sonno e nello spreco di tempo.
Gli occhi aperti al reale consentono di non coltivare aspettative e di evitare attaccamenti malati; le situazioni, quando non vanno come si vorrebbe, vengono comunque viste per quello che sono senza negazioni o fughe nel così detto pensiero positivo.
La fiducia in se stessi e nella propria capacità di giudizio sono altri tratti essenziali, così come la capacità di prendere decisioni impopolari agli occhi degli altri.
La forza di carattere porta infatti a rendersi indipendenti dal giudizio altrui. Non è importante venire approvati dall’altro, ma non per via di un menefreghismo orgoglioso e chiuso alla relazione. Il ridimensionamento dell’impatto psicologico delle aspettative altrui infatti non accade per cecità o per fuga dal legame.
Semplicemente prevale sul mormorio di fondo la propria visione personale delle cose; in genere vengono ascoltate seriamente persone stimate e di fiducia ma non tanto per seguirne i consigli quanto per la curiosità di vedere la cosa da un’altra, intelligente angolatura. Il confronto non è certo bandito e i cambi di idea non sono una rarità; in sostanza però l’atteggiamento non resta mai passivo.
La forza mentale non si accompagna dunque al seguire il gregge o ad atteggiamenti dipendenti. Nelle relazioni intime c’è una certa selettività, soprattutto vengono accuratamente evitate personalità tossiche, ambigue e non inclini al confronto a viso scoperto. Le esperienze relazionali deludenti e dolorose non sono dimenticate ma utilizzate come strumenti per riconoscere, gestire e arginare incontri non propriamente costruttivi.
Infine la forza caratteriale permette di perdonare l’altro, pur con le dovute riserve. Perdonare alleggerisce e stempera i conflitti, sebbene non cancelli certe dolorose differenze. Essere forti in un rapporto complesso non cancellabile (come quello con un genitore ambivalente) vuol dire restare in equilibrio fra amore incondizionato e lucidità.
È possibile imparare ad essere forti?
Tutte queste qualità, che descritte cosi possono sembrare la composizione di un quadro ideale, in realtà non sono calate dal cielo per grazia ricevuta.
Esse sono figlie di momenti importanti e sofferti in gioventù, nel corso dello sviluppo della personalità. Punti di svolta in cui si capisce a pieno l’importanza di non lasciarsi sopraffare, mantenendo un ascolto della propria voce.
In età adulta è più difficile allenare questa forza, connessa al coraggio di essere se stessi fino in fondo. Ma non impossibile. Certe congiunture dolorose possono rivelarsi vere e proprie occasioni di auto conoscenza, se accolte con spirito propizio ad un lavoro su di sè.
La psicoterapia può costituire certamente un luogo in cui si possono sviluppare strategie di resilienza.
Partendo sempre dall’intuizione personale di chi chiede aiuto il terapeuta può, tramite colloqui guidati, portare a vedere le cose in modo diverso, facilitando la consapevolezza di alcuni lati di sè sconosciuti (in realtà utili risorse sottovalutate da riabilitare per venir fuori da problemi apparentemente insormontabili).