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Mentalizzazione in psicoterapia

Corona di fiori con poltrona verde immagine generata da Sibilla Ulivi

Cosa significa e come nasce la mentalizzazione

Si deve a Peter Fonagy, noto psicoanalista ungherese, la ripresa e l’utilizzo del termine “mentalizzazione” per indicare la capacità umana di riconoscere i propri stati interiori (emozioni, desideri, intenzioni, aspettative, limiti, potenzialità ecc…) e specularmente quelli altrui.

Tale abilità non è totalmente innata ma viene appresa nei primi anni di vita, grazie alla relazione con almeno un genitore in grado di padroneggiarla o in virtù di eventi significativi che stimolano lo sviluppo di capacità introspettive.

In genere care givers dotati di una mente matura e in larga parte trasparente a se stessa agevolano facilmente nel bambino lo sviluppo di questa abilità auto riflessiva.

Il riconoscimento da parte del bambino delle proprie emozioni, dei propri desideri e delle proprie caratteristiche viene rafforzato dall’adulto che riesce a guidarlo senza opprimerlo, a sostenerlo nelle esplorazioni senza imposizioni e senza ansie.

Il malessere psicologico da deficit di consapevolezza

La solitudine o al contrario la presenza asfissiante sono ostacoli all’acquisizione piena di un senso di sé.

Senza questo “sentirsi” interiormente la mentalizzazione va incontro a degli scacchi importanti. Il bambino e il futuro adulto restano esclusi, come dissociati dal sentirsi “vivi e reali”, oppure vengono imprigionati in false credenze su loro stessi e sugli altri.

Un falso sè,  fragile e compiacente verso le aspettative dell’altro prendono il posto dell’esperienza corroborante di “sentirsi” autenticamente bene o autenticamente male, alterando in maniera variabile ma sostanziale il senso di riconoscimento e di accordo con la propria parte più profonda.

Molta parte del malessere psicologico, soprattutto nel campo dei disturbi di personalità e in certe forme di autismo, deriva proprio da questo deficit nella possibilità di guardare con chiarezza dentro se stessi (e correlativamente di cogliere le motivazioni degli altri).

In generale più la mente resta opaca a se stessa, più essa rimane sguarnita di risorse per direzionare consapevolmente le scelte importanti e per fronteggiare attivamente la complessità connessa alla vita di relazione.

La confusione nella lettura di sé e degli altri può tradursi in un disagio “estremo”, con grave disadattamento sociale, oppure dar luogo a sintomi più sfumati, che vanno da una generica ma persistente insoddisfazione ad “errori” a catena nelle scelte importanti della vita (partner, lavoro, amici..).

Non conoscersi a fondo e non integrare le parti in ombra di sè risulta molto insidioso perché porta a prendere degli abbagli e a collocarsi in situazioni mortificanti da cui risulta molto difficile distanziarsi.

Mentalizzazione e accettazione di sè

Alla mentalizzazione si lega allora anche il processo di accettazione di sé. Cosa ce ne facciamo di quello che vediamo di noi stessi? Si tratta di sviluppare una consapevolezza non meramente cognitiva. Non è solo una questione di logica, il discorso va oltre.

Nella misura in cui sono davvero in contatto con me stesso e con la mia verità anche di fronte al negativo non fuggo, sono portato a sostare, a riflettere, a cercare di migliorare là dove posso in un clima di accoglienza di ciò che risulta fuori dalla mia portata.

Il senso del limite trova qui le sue radici: se sono questo, se ho questa specifica identità non posso essere un altro.

L’autenticità è antitetica al camaleontismo, al falso sè, alla compiacenza verso l’altro ma anche all’auto valutazione esaltata o esageratamente svilente.

Essa porta con sé una visione lucida ed equilibrata, perché spinge a tener conto della realtà e a tenerla ben distinta dal mondo delle fantasie consolatorie.

Il ruolo della mentalizzazione in psicoterapia

In psicoterapia la mentalizzazione gioca un ruolo chiave; essa viene intensificata grazie alla relazione terapeutica con una figura competente, capace di guidare all’interno di territori di difficile accesso.

Il guadagno di consapevolezza ottenuto determina una maggiore destrezza nel riconoscere ciò che fa stare bene e in equilibrio con se stessi, aumentando la percezione di essere artefici delle proprie decisioni, non in balia degli impulsi del momento, delle false credenze o degli eventi esterni.

La psicoterapia permette di lavorare a un livello molto profondo della personalità.

Gli ostacoli allo sviluppo dell'autoconsapevolezza in psicoterapia 

Per arrivare a mettere radicalmente in discussione la percezione di sè senza rischiare di lesionare la propria autostima ci può volere del tempo. A volte non è il momento giusto per tuffarsi a capofitto in questo lavoro, possono presentarsi urgenze più stringenti per la sopravvivenza psichica.

Tuttavia in ogni percorso psicoterapeutico che offre dei benefici tangibili il processo di mentalizzazione si attiva, che se ne sia consapevoli o meno, al netto degli ostacoli all’attivazione del processo.

Sicuramente momenti critici di esaurimento nervoso o congiunture di vita sfavorevoli bloccano o dilazionano nel tempo lo sviluppo di una mentalità autoriflessiva. .

Ancora più ostica da superare è una certa tendenza al ragionamento iper logico, che appiattisce il discorso nei termini di una mera consapevolezza cognitiva. Essa può comunque essere trattata nel tempo soprattutto se la relazione terapeutica resiste.

L’appello alla logica è una resistenza ad aprirsi al fatto che si ha bisogno dell’aiuto dell’altro; in quanto tale va rispettato e inquadrato come una difesa. Affidarsi a un terapeuta per certe persone è difficile perché rimanda ad antichi sentimenti di dipendenza non integrati nella visione del proprio sé, che deve essere all’insegna della forza nonché della superiorità rispetto agli altri. Chiedere aiuto è inconsciamente avvertito come un sintomo di inferiorità. 

La psicoterapia del profondo comunque è non impossibile, soprattutto quando si comincia a realizzare che si tratta di un movimento a proprio beneficio, non inutile e non dannoso.

Aiuto psicoterapeutico , Guarire dai sintomi

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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