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Perché cerchi l'uomo che ti fa ridere? La trappola del partner intrattenitore

donna e uomo a tavolino con lei che ride alle sue battute in atmosfera agreste

La risata come anestetico: quando l'uomo brillante riempie il vuoto

Ridere insieme a un uomo costituisce un'esperienza piacevole e fonte di complicità. Ma può diventare un potente anestetico, soprattutto per quelle donne che non sanno sopportare il proprio buio. L’uomo leggero, o apparentemente tale, fa presa quando un’ombra di malinconia vela l’animo, quando la crescita è avvenuta in ambienti dominati da tristezza e inibizione.

Le donne sono sensibili a questo tipo di scelta d’oggetto, perché meno legate alla fisicità rispetto ai maschi e più orientate allo scambio verbale ed emotivo con l’altro.

Così il clima festoso, le chiacchiere allegre, le allusioni ironiche e canzonatorie riescono a distendere l’animo ed allentare quel freno a mano tirato che molte si portano dentro. Predisponendole ad aprirsi al lato sentimentale.

Sentirsi su di giri viene scambiato con l’essere felici, e l’uomo brioso viene identificato con una fonte di benessere, a cui abbeverarsi senza pensieri.

L'elemento antidepressivo della risata e l'illusione del legame

Se è vero che si cerca nel partner il completamento di una parte mancante, l’elemento antidepressivo della risata si presta a fraintendimenti. Come un sorso di champagne, fresco e frizzante, l’ilarità dona un senso transitorio di euforia, non un arricchimento duraturo. La distrazione viene scambiata per quello che non è, ossia per legame sentimentale.

Inoltre ai modi estrosi non corrisponde necessariamente una personalità solare, anzi. Moltissimi uomini socialmente brillanti nascondono un lato malinconico che solo l’intimità del quotidiano disvela. L’elemento chiassoso, il voler far ridere gli altri o approcciarli a partire dalla battuta, spesso è una maschera, un escamotage per ottenere un riflesso confortante. Far stare bene gli altri e godere dell’effetto di ritorno, è possibile quando la conoscenza non è troppo profonda, quando l’interazione si limita al gioco dello specchio, alla recita. Finché si esce a cena, si fanno cose piacevoli, si va in vacanza, e ci si mantiene rigorosamente lontani dal luogo della casa, si può incarnare il personaggio che si desidera.

Il timore dell'intimità e la maschera dell'intrattenitore

In amore molti uomini percepiscono in maniera molto chiara il potere che i loro modi esercitano sulla partner. Preferiscono quindi restare sempre un po’ sfuggenti sul piano dell’apertura personale. Prima di mostrare il loro lato oscuro si assicurano di averla conquistata, di aver fatto breccia. Allora iniziano ad essere meno divertenti.

Il momento del passaggio alla conoscenza vera è cruciale per molte coppie. Alcune si deteriorano velocemente, altre restano incastrate in circoli di allontanamenti e riavvicinamenti, mentre altre ancora riescono a trovare un equilibrio.

Il rapporto è a rischio di sfilacciarsi perché, calato il sipario, all’uomo non piace sentirsi nudo, privo del rivestimento della sua simpatia. Magari è felice di essersi confidato, di aver trovato un’interlocutrice attenta. Ma perde il fascino che il suo personaggio esercita ai suoi stessi occhi. Lei ora lo vede “dentro”, e quello sguardo che porta alla luce la verità è duro da sostenere. Molti perdono interesse nella relazione romantica, mentre in genere le controparti femminili a quel punto sono coinvolte. Agganciate dall’ebbrezza che avevano provato, restano irretite dalla scoperta della di lui malinconia, che entra in risonanza con la propria.

Il fantasma della crocerossina e l'uomo come psicofarmaco

I ruoli si rovesciano; il conquistatore va alla ricerca di nuove conferme, di nuove conquiste bisognose del suo sorriso e quindi di nuovi sé potenziali, mentre lei resta agganciata nel riconoscimento del suo lato oscuro nell’altro.

L’amore narcisistico si ritrova in entrambi i sensi; anche quello femminile, che pare orientato alla comprensione dell’altro, trae linfa dal binomio amore-sofferenza. Il fantasma della crocerossina si attiva: nella misura in cui cura la malinconia dell’altro sta nuovamente cercando di trattare la propria. L’uomo così finisce per essere una sorta di psicofarmaco, sia nella prima fase della pura eccitazione, che nella seconda, più travagliata. In ogni caso la cura avviene per procura, è affidata all’altro. E la delusione infine si fa bruciante, le promesse disattese.

Esiste naturalmente il caso di due persone che riescono a coniugare leggerezza e profondità, ma ciò accade quando l’effetto disinibitorio della risata non costituisce il pilastro portante dell’incontro. Inoltre aprirsi all’altro non fa scattare fantasie di salvazione, perché ognuno ha trovato il modo di guardare in faccia i propri fantasmi e di non aspettarsi un risarcimento integrale da parte di un partner.

La ricerca dell'oblio e la solitudine interiore nella vita a due

L’amore, nella cultura in cui siamo immersi, è associato alla possibilità di trasmutare se stessi fondendosi in un’altra persona e di buttarsi finalmente alle spalle tutte le magagne del passato. L’idealizzazione del sentimento come luogo di felicità e di oblio affascina anche persone adulte, ormai uscite dall’adolescenza da molto tempo.

L’amore cura, ma non in questo modo. L’effetto curativo è quello dell’accoglienza, che include le ferite altrui senza pretese di cancellazione. Un riconoscimento che non è il surrogato di attenzioni mancate, appoggio o gioco illusionistico.

Nella dinamica descritta invece nessuno accetta completamente se stesso e l’altro. La relazione si gioca sul piano delle emozioni forti, dei vissuti di pancia, effimeri e illusori. Mentre una grande solitudine interiore resta la protagonista della vita a due.

Rapporto uomo donna

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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