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Una cura possibile per l’uomo egoista: imparare a sentirsi

Dipinto impressionista di un uomo di spalle immerso in una nuvola azzurra, metafora della fuga dall'amore e dell'incertezza affettiva maschile.

Perché l’uomo fugge dal coinvolgimento sentimentale?

In terapia incontriamo sempre più spesso casi in cui l'uomo, pur essendo coinvolto da na donna in modo non superficiale, finisce per trascurarla e persino per sceglierne una che non lo prende sul piano sentimentale.  La situazione diventa per lui conflittuale e fonte di nervosismo, tanto da non riuscire più a districarsi da solo nella matassa dei pensieri.

Cosa lo spinge alla fuga quando il coinvolgimento raggiunge un livello alto di intensità?  La risposta più comune e più ovvia è:  l’egoismo. Amare comporta sacrificio di sé, e molti uomini preferiscono tenersi alla larga dalla domanda femminile per non sentirsi costretti a dare all’altro.

L’egoismo come difesa dalla vulnerabilità e dal legame

Questa osservazione è corretta, ma cosa sottende a sua volta? L’egoista non è necessariamente una cattiva persona o un anaffettivo. Può tranquillamente essere in grado di provare sentimenti forti ma l’esperienza del sentire per lui è fonte di angoscia. Il femminile esercita un fascino, anche sottile e non legato al puro piacere fisico.

Ma sentirsi preso da un legame che scoperchia la mancanza e la vulnerabilità mette in allarme, è vissuto come una minaccia alla propria libertà.

Spesso uomini con queste caratteristiche sono molto a loro agio in certi ambiti in cui si muovono da soli, traendone dei piaceri solitari. Sia che si tratti di passatempi consumistici o di attività intellettuali loro amano percepirsi liberi da vincoli di qualsiasi sorta.

La dinamica della coppia "superficiale": evitare il mondo a due

Per questo motivo si accompagnano volentieri a donne simili a loro, che non li legano in alcun modo perché a loro volta estremamente indipendenti e poco propense a creare un vero mondo a due.

In queste coppie l’intimità in genere è scarsa, non nei termini di una carenza di attività sessuale, ma nella condivisione di tempo, abitudini e nella conoscenza profonda dell’altro.

Si preferisce restare sempre sulla superficie, fare qualcosa insieme e poi via, ciascuno per il conto proprio, come se passare troppo tempo con l’altro evocasse lo spauracchio della noia e della disillusione.

Differenze di genere

Quando si innamorano di una donna con tratti femminili, che coinvolge su un piano emotivo, i bisogni di dipendenza si attivano e fanno moltissima paura. In seduta accogliamo situazioni in cui questa dinamica ha un ruolo centrale: l’avvicinamento segue sempre un raffreddamento, il quale a sua volta prelude a una nuova ricerca di vicinanza in un circolo vizioso che non si spezza mai.

Parliamo di uomini con queste caratteristiche perché le donne, anche quando più fredde e mascoline, non si comportano quasi mai così.

Il disagio della donna in campo amoroso emerge di più nel lungo periodo, a relazione avviata e consolidata. L’insoddisfazione può sabotare un rapporto anche solido, perché il femminile tende a nutrirsi di emozioni e, quando queste sbiadiscono, si attiva la ricerca di un altrove.

La donna quando si sente presa e innamorata non fugge quasi mai, proprio perché i sentimenti e le emozioni sono il suo pane, sono qualcosa che ama sperimentare e da cui non si sente minacciata. La dipendenza per lei non è un problema e, salvo casi di dipendenza patologica, si concilia tranquillamente con il proseguo delle sue attività autonome.

La quota di dipendenza reciproca ineliminabile da qualsiasi legame che abbia un valore non è di disturbo né crea ansia. Anzi, il sentimento di libertà è potenziato dal sentirsi innamorate, non mortificato.

Le radici psicanalitiche: il materno soffocante e l’allerta rossa

Per quale motivo allora molti uomini si sentono imprigionati dai sentimenti? Per la psicanalisi la causa risiede in un materno soffocante: la prima donna della vita è la madre e il rapporto con lei lascia tracce profonde nello psichismo.

Se questa madre è stata troppo presente, troppo addosso, troppo tutto, il maschio associa fin da bambino il femminile con qualcosa che limita la possibilità di respirare. Non cessa di aspirare alla donna e di esserne affascinato, ma nel momento in cui la sua emotività viene toccata scatta l’allerta rossa. Cosa vorrà da me, mi vorrà mica mangiare? Vorrà prendersi tutto?

La fuga in amore si spiega così in maniera molto efficace, anche quando la ragazza o la donna di turno non è affatto appiccicosa o petulante. È il fatto stesso di provare sentimenti profondi a far allontanare in casi simili.

L’egoismo allora non è più una caratteristica tipica della brutta persona, ma una difesa, un modo per tenere a distanza il materno, quello sì, che era stato troppo invadente. L’egoista naturalmente non sa perché si comporta male con le donne che desidera davvero, e oscilla fra sentirsi braccato e vivere intensi sentimenti di colpa per arrecare dolore e frustrazione nella donna con cui sembra giocare al gatto e il topo.

Oltre l’interpretazione: il rimpianto come chiave di sblocco

L’analisi non risolve l’inghippo con interpretazioni a raffica sul ruolo del materno; esse sono destinate a rimbalzare sul muro di gomma della difesa, senza che nulla cambi. Capire l’origine del problema non lo risolve.

In genere la situazione si sblocca quando l’uomo arriva ad intuire che proverà dei rimpianti in futuro. È lo sguardo in avanti che può modificare situazioni incancrenite nell’impossibilità di stare nel rapporto e al tempo stesso in quella di lasciarlo andare definitivamente.

Sicuramente la mancanza che si apre dopo essersi allontanati e collocati a distanza di sicurezza aiuta a rimettersi in contatto con il proprio desiderio ma da sola non serve a niente se non a innescare nuovamente tutto il processo di rincorsa e di fuga.

Scegliere la felicità: dal controllo all'autenticità dello scambio

Esistono chance di cambiamento se l'uomo inzia a riconoscere il pattern che lo agita e a stare dentro le sue sensazioni, senza che esse automaticamente si traducano in atto. Inoltre se per un attimo, in seduta o nella vita, l’uomo (soprattutto se si tratta di un uomo giovane) riesce ad immaginarsi cosa sarà della sua vita affettiva nella mezza età, quando gli stimoli giovanili verranno meno, rimarrà sorpreso. 

Vedrà che avrà molti comfort, sicuramente, magari anche una compagna con cui condividere la casa. Ma capirà di aver mancato l'appuntamento con la felicità, una condizione che non si fonda sul controllo e sulla comodità, né tantomeno sullo starsene per il conto proprio con accanto una persona con cui si condividono i pasti o al massimo le vacanze.

Quando l’uomo in terapia aggancia che sta per buttare via un’occasione unica scappando dalla partner che ama, se coglie davvero che la gente mediamente ha difficoltà a trovare quello che lui ha per le mani, se capisce che sta sacrificando la ricchezza dello scambio e della vita interiore per un po’ di libertà in più, allora può finalmente osare.

L’angoscia non sarà più da freno perché capirà che le paure sono qualcosa da affrontare e non da evitare, che esse entrano in gioco sempre nelle situazioni importanti e non in quelle da poco conto.

Attraversare la paura è la chiave per tornare a sentirsi interiormente o per inziare finalmente a farlo. 

Alla fine si tratta di mollare la posizione filiale, lasciare il mondo dei balocchi, capire cosa si vuole davvero e prendere in mano la propria vita.

Rapporto uomo donna, Aiuto psicoterapeutico , Guarire dai sintomi

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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