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Ansia da separazione

Bambina osserva il padre mentre si allontana – simbolo dell’ansia da separazione immagine generata da Sibilla Ulivi

Che cos’è l’ansia da separazione

L’ansia da separazione (da distinguersi nettamente dall'ansia da prestazione) è un fenomeno oggi diffusissimo, che spesso si nasconde dietro ad altri sintomi di malessere, magari scambiati dal curante come segni di depressione.

La reazione di disagio legata alla perdita di una figura significativa per il proprio benessere emotivo può essere innescata da una separazione avvenuta nel reale, il che la rende più “comprensibile”, oppure può essere presente anche in assenza di motivi concreti nel qui ed ora, nel contesto di una relazione stabile.

Questa forma ansiosa può essere sfumata, restare come un timore della cui irrazionalità ci si rende conto (e che dunque non viene fatto pesare all’altro), oppure assumere delle tinte forti. Reazioni di rabbia e pianto in questi casi avvengono per banalità, per allontanamenti per così dire “fisiologici” della persona di cui si teme la perdita.

Nel caso di importanti timori abbandonici verso un partner si può vivere con estremo malessere un aperitivo con un collega, un ritardo dal lavoro, una trasferta di una notte. Piccole cose, di per sé tollerabili e anche benefiche per un rapporto equilibrato, che però vengono interpretati come torti (da qui la rabbia verso l’altro) e subiti come supplizi emotivi (in grado di scatenare crisi di pianto accompagnate da sintomi ansiosi come mancanza d’aria e senso di svenimento).

Quando manca la coscienza di avere un problema le relazioni sono sotto scacco, perché prevale la credenza che i propri timori siano giustificati. Il partner, messo sistematicamente con le spalle al muro, anche con tutta la buona volontà del mondo può ad un certo punto non farcela più, soprattutto quando l’ansia si accompagna a esplosioni di rabbia e all’impossibilità di vivere serenamente i propri spazi e i propri compiti fuori casa.

Si verifica così il fenomeno paradossale per cui proprio ciò che viene massimamente temuto si realizza, come una profezia che si auto avvera. La persona, in preda alla sua ansia, riesce spesso a “realizzare” nella realtà i suoi fantasmi, condannandosi da sola all’infelicità per via del potere che hanno su di lei i suoi fantasmi interiori.

C’è da dire che entro certi limiti l’ansia di perdere l’altro è un fenomeno da ritenersi assolutamente nella norma e presente nello psichismo infantile come segnale dell’approssimarsi di una tappa evolutiva importante che porta verso la rottura benefica della simbiosi con la madre.

L’essere umano inoltre anche da adulto per stare bene ha bisogno di affetti, dunque la coscienza della precarietà dei legami  può essergli molto dolorosa e produrre una quota di inquietudine di fondo.

Tuttavia covare nel fondo pensieri malinconici rispetto alla caducità di per sé non espone maggiormente all’ansia. La vulnerabilità a questo tipo di timori è data da altro.

Le cause dell’ansia da separazione

Sul banco degli imputati come sempre abbiamo le esperienze vissute nell’arco della crescita, soprattutto nell’infanzia. In genere in quasi tutte le storie di soggetti che tendono alla simbiosi e all’intolleranza del minimo allontanamento da parte del compagno troviamo dei veri e propri traumi da separazione, ovvero degli strappi violenti, delle lacerazioni reali nella coppia genitoriale avvenuti senza filtri, senza sufficienti spiegazioni o rassicurazioni da parte dei genitori.

La separazione coniugale, definitiva o temporanea, infatti è un fattore di rischio elevatissimo per lo sviluppo dell’ansia da separazione nel futuro adulto, ma solo a certe condizioni, ovvero quelle in cui i bambini non vengono tutelati dall’esposizione alle difficoltà dei grandi ma anzi, spesso vengono coinvolti come fossero dei piccoli adulti.

Nell’inconscio si viene ad instaurare un’associazione stabile fra il concetto di relazione e quello di frattura, impermeabile ai ragionamenti e all’elaborazione psichica, come una sorta di verità impossibile da confutare.

In genere si produce un’identificazione inconscia al genitore che viene abbandonato o che si pone come “parte lesa” nella coppia, soprattutto quando egli è dello stesso sesso del bambino e utilizza il figlio come uno psicologo, come un supporto emotivo e una fonte di gratificazione.

Per la bambina ad esempio l’eccesso di empatia nei confronti della madre, vista con gli occhi dell’ingenuità infantile come la vittima di un padre fedifrago o violento, espone ad un’immedesimazione pericolosa con un soggetto femminile vulnerabile e bisognoso, in balia di uomini deludenti ed egoisti.

Tutto ciò porta in adolescenza (ansia in adolescenza) e soprattutto da adulte a continui sabotaggi delle relazioni, ad oscillare fra atteggiamenti di ostentata autonomia ed indipendenza ad altri di morboso attaccamento, perché l’assioma di fondo resta quello della strutturale ed inevitabile frantumazione della fiducia e della continuità.

A volte il trauma è relativo alla morte di un genitore in età infantile; la separazione è allora meno connotata di rabbia verso il partner ma comunque lascia delle cicatrici molto insidiose quando il genitore che resta non protegge a sufficienza il bambino dall’incontro con il vuoto di senso della perdita. In questi casi, oltre alla componente ansiosa, appare importante l’aspetto depressivo.

Psicoterapia dell’ansia da separazione

La psicoterapia è un valido aiuto per trattare la sintomatologia ansiosa, e ha delle chance di riuscita maggiori rispetto a qualsiasi trattamento farmacologico, destinato allo scacco proprio per la ramificazione delle radici inconsce della questione.

Chiaramente la mira della psicoterapia è quella di rintracciare le cause profonde, mostrarle al paziente ed aiutarlo per questa via a rileggere ed elaborare quanto successo.

Questi passaggi, sulla carta semplici, sono in realtà molto complessi, perché incontrano resistenze e attitudini emotive e di pensiero  difficili da incidere e da mettere in discussione.

Quando però le persone riescono ad affrontare i loro passati dolorosi, quando il dolore è guadabile e sopportabile, qualcosa cede e subentra una maggiore serenità e fiducia nel guardare alla propria vita come un film diverso, fuori serie, unico nel suo genere e tutto ancora da scrivere.

Ansia da prestazione, Ansia patologica

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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