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Cambiare vita tra illusione e realtà

Riconoscere la necessità di un “vero” cambiamento

Che cosa distingue un cambiamento vero dall’ennesimo “colpo di testa”? Quale differenza intercorre fra atti che “rivoluzionano” il nostro modo di vivere in senso costruttivo e agiti che ci riportano sempre, implacabilmente nella stessa condizione di partenza?

Nella vita esistono momenti in cui la necessità di cambiamento si fa impellente; eppure non sempre si tratta di punti di svolta che determinano un salto di qualità davvero appagante; molto spesso, dopo tanto agitarsi, ci si può rendere conto di non essersi smossi di un millimetro dalla situazione iniziale da cui si voleva evadere.

La psicoterapia risulta molto utile per fermarsi e fare il punto della situazione là dove l’insoddisfazione ricorrente non dà tregua. Parlare con uno specialista consente di fare chiarezza in se stessi e capire le vere ragioni che si annidano dietro a un generico “tedium vitae”.

Quando ribaltare la propria vita è una fuga da se stessi

Esistono dei precisi indicatori che rivelano l’inopportunità di agire sul piano di realtà per sciogliere un eventuale, insopportabile senso di estraneità alla propria vita.

Sentirsi vuoti, grigi, senza entusiasmo e passione per il proprio lavoro, la propria famiglia o la propria città non coincide automaticamente con la necessità di far saltare tutto quanto. Potrebbe trattarsi di un momento particolarmente stressante, oppure di un tratto della propria personalità, che tende verso l’insoddisfazione cronica.

Prima di mettere in atto fughe o tagli netti è opportuno porsi degli interrogativi, chiedersi se per caso non fosse già accaduto in precedenza di avvertire un tedio paragonabile a quello attuale.

Se la risposta è affermativa possiamo soffermarci su come ci eravamo comportati al tempo, cosa avevamo fatto o non fatto, insomma come ne eravamo usciti.

Quando questo lavoro introspettivo fa emergere chiaramente la ricorrenza di malesseri all’insegna della noia e dell’irrequietezza significa che i punti da mettere sotto la lente di ingrandimento si trovano all’interno dell’animo più che all’esterno e nel mondo reale.

L’insoddisfazione di fondo non va incentivata buttandosi maniacalmente a fare cose, essa va interrogata con attenzione.

Si potrebbero così riportare a galla antiche sensazioni di “intrappolamento”, in genere avvenuto all’interno di contesti familiari fortemente limitanti i propri desideri e necessità di esplorazione.

Siffatte frustrazioni, specialmente se protratte nel corso dell’adolescenza e della giovinezza lasciano segni indelebili, che si sostanziano spessissimo nella sensazione che la “vera vita” sia altrove, che si debba “fare” qualcosa per rompere l’immobilismo, anche quando non esistono reali e oggettivi motivi per stare male dove si è.

Una dinamica psicologica di questo tipo idealmente andrebbe riconosciuta, per risparmiarsi giri a vuoto ed errori di cui ci si potrebbe pentire. Non sono rari i rimpianti di coloro che, dopo aver più volte cambiato partner, città lavoro ecc…ormai in tarda età arrivano all’amara conclusione di essersi tanto dati da fare per nulla.

“Magari avessi scavato più a fondo dentro me stesso” - dicono alcuni - “mi sarei visto bambino e poi ragazzino, ne avrei riconosciuto il profilo malinconico, lo sguardo triste di chi subisce il volere degli altri e guarda la propria vita dalla finestra”.

Non fuggire da se stessi, dal bambino che si è stati, consente di fermarsi e di riflettere a fondo sull’opportunità di lanciarsi in progetti seducenti ma improbabili o in relazioni assurde.

Il cambiamento consapevole

Una volta frenata la spinta alla fuga (alla luce della consapevolezza di sé) si può lavorare nella direzione di migliorare quegli aspetti che non collimano a pieno con i propri desideri profondi.

Si può sempre giungere alla conclusione di ritrovarsi incastrati in un meccanismo che comunque lo si guardi necessita degli aggiustamenti.

E’ importante, prima di agire in modo drastico, darsi altre possibilità, sperimentare dei modi per "salvare il salvabile", ma soprattutto trovarsi delle alternative valide, non astratte e non costruite su ingenue illusioni o su bisogni dirompenti e accecanti.

Con dedizione, pazienza e un po’ di spirito di sacrificio si possono gettare i mattoni per un futuro nuovo e diverso. Importante è non farsi irretire dal meccanismo del “tutto e subito”, dai facili entusiasmi (a cui seguono le rovinose cadute) e dai falsi ottimismi.

Ma non tutti possono acquisire agevolmente tale forma mentis, legata a un buon livello di autocontrollo e di forza dell’Io. Inoltre la prudenza e il realismo non vanno sopravvalutati: essi possono paralizzare o rendere l’azione fiacca e senza slancio vitale. Privo di energia nessun progetto, nessun cambio vita può davvero avere successo.

Il cambiamento illusorio: l’abbaglio e le sue rivelazioni

Il terreno degli entusiasmi resta però sempre molto scivoloso, non è mai semplice capire se ci si sta fidando del proprio “infallibile istinto” o se stiamo prendendo un colossale abbaglio.

Le persone compiono errori madornali di giudizio perché troppo bisognose di gratificazione immediata, troppo in difficoltà nel resistere alle frustrazioni; esse allora finiscono col tentare infantilmente di piegare la realtà a partire dalle proprie aspettative, comportandosi come “assetati nel deserto”, vittime di allucinazioni. Vedere delle ricchezze là dove non c'è proprio nulla è diffusissimo, tutti noi siamo stati vittime, almeno una volta nella vita, di abbagli simili.

Una situazione ancora più complessa è quella in cui, pur essendo presente la consapevolezza dell’errore incipiente, si decide scientemente di andare avanti lo stesso nel distruggere tutto quanto o nel buttarsi in un’avventura senza senso, in maniera per certi versi auto distruttiva.“Meglio il dolore della disfatta piuttosto che il nulla cosmico della bonaccia”sostengono alcuni, e non sempre essi hanno torto.

Dal momento che la vita di ognuno di noi segue delle leggi imperscrutabili, essa può avere da insegnarci delle cose anche attraverso il caos e la distruzione, soprattutto se non siamo interiormente pronti per “capire” veramente certe verità prima che esse si infrangano su di noi con la veemenza di uno tsunami.

Anche quando “il danno è fatto" siamo ancora vivi (benché feriti e disillusi) e quindi ancora in grado di apprendere dall’esperienza; ciò che non ci uccide ci tempra, e dalle macerie non di rado spuntano fuori opportunità impensate.

Naturalmente schivare la via più distruttiva resta preferibile; tuttavia se è vero che “attraiamo ciò che siamo” esiste per ognuno di noi un livello di inevitabilità negli incontri, anche quelli meno fortunati. Tutto dipende dal grado di consapevolezza in cui ci troviamo nel momento dell’impatto fatale con il reale.

Accettare ciò che è stato e che non si può cambiare aiuta in termini di serenità e di pace interiore; l’esito non è la rassegnazione ma una giusta quota di arrendevolezza nei confronti di ciò che ci sovrasta e che rende le nostre vite complesse, originali e sempre un po’ imperfette.

Perdita di interesse , Aiuto psicoterapeutico , Affrontare il senso di vuoto

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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