Memoria e benessere psicologico
La memoria come processo dinamico e influenzato dalle emozioni
La memoria non si limita ad essere un “contenitore” di ricordi, essa è un processo dinamico che coinvolge diversi distretti cerebrali e facoltà della nostra mente. Tutte le funzioni psichiche di alto livello (attenzione, concentrazione, elaborazione mentale, esercizio del linguaggio ecc…) svolgono una parte importante nel favorire o inibire i processi di memorizzazione, così come le emozioni di segno positivo o negativo.
Tutti gli studi longitudinali sull’argomento dimostrano come una buona memoria anche in tarda età sia correlata con livelli soddisfacenti di benessere psicologico. Al contrario ansia, stress, insonnia e depressione hanno la capacità di interferire sul piano della lucidità e della prontezza mentale, con conseguenze rilevanti e dannose di lungo termine quando si stabilizzano come condizioni di vita croniche.
Come il malessere psicologico agisce sulle aree cerebrali
Memoria e funzionamento cerebrale
La memoria non è collocata in un solo punto ma è il risultato dell’attivazione coordinata di più aree cerebrali. Il malessere psicologico può alterarne il corretto funzionamento, dando luogo a sintomi specifici in base alla zona colpita.
Ippocampo e memoria episodica
L’ippocampo è fondamentale nella memoria episodica (eventi vissuti) e spaziale, converte i ricordi di breve termine in ricordi di lungo termine. In caso di stress cronico la produzione prolungata di cortisolo ne danneggia i neuroni; il volume dell'ippocampo può ridursi (come dimostrato nell’ imaging cerebrale su pazienti depressi) e si possono avere difficoltà nel consolidare nuovi ricordi e vuoti di memoria.
Inoltre nelle persone con malattia di Alzheimer questa area è una delle prime zone ad essere colpite dalla malattia.
Amigdala e memoria emotiva
L’amigdala è invece coinvolta nella memoria emotiva, soprattutto per quanto riguarda i ricordi legati a emozioni forti, quali la paura e la gioia. Essa ha la capacità di rafforzare i ricordi quando essi sono legati a esperienze emotivamente intense.
In stati di ansia e di paura costante, l'amigdala si iperattiva, focalizzando la memoria maggiormente su esperienze negative e dando luogo a circoli viziosi. Possono verificarsi così distorsioni mnestiche, per cui le persone tendono a ricordare più facilmente eventi traumatici o percepiti come pericolosi.
Corteccia cerebrale e memoria semantica
La corteccia cerebrale funziona come una “banca dati" della memoria di lungo termine, archivia le conoscenze, le abilità motorie, le immagini e il linguaggio.
È dimostrato come la depressione maggiore, che comporta bassi livelli di stimolazione, comprometta la memoria semantica (nomi, concetti, conoscenze): chi ne viene colpito fatica ad esprimersi, dimentica nomi comuni e concetti semplici.
Corteccia prefrontale e memoria di lavoro
La corteccia prefrontale nello specifico supporta la memoria di lavoro, gestisce l’organizzazione, l'attenzione e il richiamo consapevole dei ricordi. Essa è importantissima per pianificare, ragionare e risolvere problemi usando informazioni già memorizzate.
Stress e ansia comportano allora difficoltà nell'organizzare i pensieri, pianificare o richiamare informazioni rilevanti. Spesso durante gli attacchi d'ansia “si perdono le parole” e si produce una diffusa sensazione di confusione mentale.
Cervelletto, gangli della base e memoria procedurale
La struttura del cervelletto infine è cruciale per la memoria procedurale (abilità motorie tipo andare in bicicletta) e le automatizzazioni ripetute nel tempo. Anche i gangli della base sono coinvolti negli automatismi e nella memoria implicita, collaborando con il cervelletto per memorizzare sequenze motorie.
Lo stress eccessivo a questo livello può alterare la coordinazione motoria e la memoria procedurale; un esempio classico è costituito dal musicista che sotto forte stress può sbagliare un passaggio che ha sempre eseguito correttamente.
L’impatto di ansia e depressione sul funzionamento mentale
Attenzione e ascolto compromessi
Ansia e stress impattano pesantemente su numerose funzioni psichiche correlate alla memoria.
Innanzitutto esse vanno ad inficiare la capacità di ascolto e di attenzione dell’individuo, indebolendola. Inoltre causano una sovrastimolazione dell'attenzione verso le minacce, anche immaginarie, portando a una iper focalizzazione disfunzionale su fatti spesso accessori.
Concentrazione ridotta e iperattività mentale
La depressione inoltre, per via della tendenza al ritiro e alla passività, riduce la capacità di dirigere l’attenzione in maniera produttiva. Lo stress d’altro canto comporta un forte sovraccarico mentale, compromettendo l'attenzione selettiva. Tutto ciò contribuisce a creare difficoltà nel restare concentrati su un compito e una facilità a distrarsi, provocando la sensazione di “mente annebbiata” e di “vuoti di memoria”.
Difficoltà a mantenere il focus
Anche la concentrazione risulta inficiata dal malessere psicologico: si può perdere facilmente la capacità di filtrare stimoli irrilevanti piuttosto che entrare in stati di iperattività mentale, durante i quali il cervello finisce per saltare da un pensiero all'altro.
La depressione inoltre riduce l'energia mentale e la motivazione, ostacolando la concentrazione prolungata. Si hanno così difficoltà a mantenere il focus, a leggere o a lavorare su qualcosa per più di pochi minuti (con una inevitabile compromissione della capacità di ritenere le informazioni).
Pensiero rigido e calo creativo
L’impatto del negativo avviene anche sulla capacità immaginativa e creativa: calo di ispirazione, pensiero rigido, incapacità di immaginare alternative positive ne costituiscono le conseguenze più diffuse.
Ripetizione compromessa e difficoltà di apprendimento
La ripetizione è una funzione importantissima per fissare le informazioni nella memoria a lungo termine durante i processi di apprendimento; l’ansia compromette la capacità di mantenere un pensiero attivo abbastanza a lungo da essere ripetuto, mentre la depressione riduce la spinta motivazionale per ripassare e ripetere mentalmente le informazioni.
La mente può così restare intrappolata in loop negativi con conseguenti difficoltà nello studio e nel ricordare ciò che si è appreso.
Elaborazione cognitiva rallentata
Infine la capacità di elaborazione cognitiva complessa in generale risulta compromessa per effetto dell'ansia: in questo stato il cervello funziona in modalità emergenza, semplificando i ragionamenti.
Anche la flessibilità cognitiva viene colpita, in genere le persone tendono a pensare in modo rigido e binario quando sono sotto stress eccessivo.
La depressione rallenta la velocità di elaborazione mentale, portando lentezza nel ragionamento, fatica a prendere decisioni, rallentamento mentale e difficoltà nel problem solving.
Il ruolo del benessere emotivo nell’efficienza mentale
Il benessere come modulatore delle funzioni psichiche
Il benessere emotivo allora non consiste solamente in un vago senso di stare bene. Esso si configura come un vero e proprio “modulatore” delle funzioni cognitive. Quando siamo in equilibrio emotivo tutte le funzioni psichiche lavorano meglio, creando le condizioni ottimali per imparare, ricordare e pensare con chiarezza.
Il benessere emotivo in quest’ottica lo potremmo definire come la capacità di regolare le emozioni in modo flessibile per affrontare le sfide della vita con resilienza.
Miglioramento di attenzione, concentrazione e memoria
Quando si sta bene l'attenzione e la concentrazione migliorano perché le emozioni positive attivano il sistema dopaminergico, che facilita la focalizzazione dei pensieri. Inoltre si riduce la ruminazione mentale, lasciando spazio a una maggiore presenza mentale.
L'effetto sulla memoria è dato dal fatto che, avendo maggiori capacità di attenzione, si acquisiscono più informazioni e quindi si potenzia la memoria di lungo termine.
Neuroplasticità e creatività
L’equilibrio psicologico rende la mente più plastica e creativa perché stimola la così detta neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di creare nuove connessioni: la mente è più aperta, più flessibile, più creativa.
L'effetto sulla memoria consiste nella maggiore capacità di collegare i concetti e di creare associazioni utili per il richiamo dei ricordi.
Espansione del campo cognitivo e motivazione
Anche l’elaborazione cognitiva è resa più efficiente da stati di calma e serenità psicologica perché le emozioni positive hanno la capacità di espandere il campo cognitivo.
Si pensa meglio, si prendono decisioni più chiare e si risolvono problemi più facilmente. Elaborare meglio significa immagazzinare meglio, quindi ricordare con più facilità.
Gli stati emotivi positivi favoriscono anche la reiterazione e il consolidamento dei ricordi: il buon umore migliora la motivazione all’apprendimento, si è più inclini a ripetere, a organizzare e a ripassare.
Il ruolo del sonno rigenerante
Anche il sonno migliora: chi ha buon equilibrio emotivo tende ad avere un sonno più profondo e rigenerante. Durante il sonno (soprattutto nella fase REM) il cervello consolida e riorganizza i ricordi.
Protezione delle aree cerebrali chiave
Il benessere emotivo quindi agisce sulla memoria perché impatta su tutte le funzioni psichiche fondamentali: modula i principali sistemi neurochimici e protegge le aree cerebrali chiave della memoria (come l’ippocampo, la corteccia prefrontale, la corteccia associativa, ecc…).
Inoltre esso ha la capacità di interrompere i circoli viziosi cognitivi negativi, bloccando ruminazioni, paure ricorrenti e sovraccarichi mentali.
La psicoterapia come alleato della memoria e dell’identità
Prendersi cura dell’equilibrio mentale
Per preservare il patrimonio dei ricordi e della capacità di essere presenti a se stessi è dunque importante prendersi cura del proprio equilibrio psicologico il prima possibile, soprattutto se ci si rende conto che certi sintomi ansioso depressivi non sono soltanto occasionali e legati ad episodi specifici ma iniziano ad inquinare senza battute di arresto tutta la quotidianità.
Memoria, identità e autoconsapevolezza
Inoltre la memoria, con il suo bagaglio di ricordi, costituisce la sede della nostra identità. Chi siamo oggi, chi siamo stati, da dove veniamo, quali passaggi nella nostra vita sono stati cruciali nell’evoluzione del senso di noi stessi sono manifestazioni dell’autoconsapevolezza, facoltà importantissima che, se curata durante tutto l’arco dell’esistenza, può costituire una valida resistenza al declino della propria presenza mentale.
La psicoterapia come luogo di coesione interiore
La psicoterapia costituisce un luogo unico dove risulta possibile trattare il disagio psicologico e al contempo rafforzare la propria “coesione interiore”, tramite il lavoro di rilettura critica della propria storia e di comprensione profonda di aspetti del sé rimasti magari ignorati per anni.
Conoscere se stessi nelle pieghe più in ombra consente di opporre resistenza all’appiattimento livellante a cui siamo stati tutti quanti esposti fin dai banchi di scuola: una certa narrativa fuorviante rispetto a chi si è e a cosa si vuole davvero nella vita può finalmente essere messa in discussione, aprendo a dimensioni di autenticità, di scelta consapevole e di indipendenza emotiva utili per non “sbiadire” nel tempo, per mantenere il proprio tono di “colore” personale brillante nonostante gli anni e le difficoltà della vita.
Memoria, soggettività e valore protettivo della consapevolezza
Perdere la memoria a volte può costituire il segno di una sconfitta della propria soggettività, sopraffatta da situazioni di vita divenute croniche perché mai affrontate davvero.
Poter invece fermarsi, guardarsi dentro e magari compiere delle scelte dolorose ma utili per affermare se stessi e il proprio diritto ad esistere secondo la propria natura ed inclinazione autentica ha un valore protettivo rispetto alla fuga nell’oblio, spesso la risultante finale di vite trascorse nell’autoinganno e nella sopportazione passiva.