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Il coraggio di dire "non so": perché abbiamo smesso di ascoltarci?

Dipinto stile impressionista con albero, sentiero e nebbia, metafora del percorso di psicoterapia e dell'autenticità.

L'obbligo di opinione e la volontà di affermazione dell'Io

Oggi la vita sociale e lavorativa impone la formulazione rapida di opinioni, più si è veloci nelle esternazioni più si accende l’illusione di guadagnare punti agli occhi dell’altro, indipendentemente dalla profondità e dalla coerenza delle argomentazioni.

La libertà di parola è una conquista della modernità che però nel tempo è andata via via scadendo in una nuova costrizione, quella di dover avere sempre qualcosa da dire su tutto. Nei contesti sociali le persone sentono l’obbligo di prendere posizioni chiare e precise su qualsiasi tema, anche quando non sono informate a dovere. Sia che si tratti di adesione al pensiero dominante, sia che ci si situi su un piano di critica, bisogna dire la propria con sicurezza e perentorietà.

Ciò che prevale negli scambi comunicativi non sono i ragionamenti, che comportano il tempo lungo del pensiero, ma la volontà di affermazione del proprio Io, indipendentemente dalla qualità del discorso.

Le opinioni assumono allora le sembianze di giudizi, spesso imprecisi e netti, e la relazione si carica di tensione competitiva, come in una gara da vincere ad ogni costo. Il focus non è l’arricchimento reciproco attraverso lo scambio bensì il mettersi in mostra, prevaricando l’altro. Anziché parlare veramente all’altro si finisce con il rivolgersi a se stessi allo specchio.

A volte vediamo le persone strapparsi con foga il turno di parola, per emettere frasi che nemmeno saranno ascoltate e prese in considerazione, tale è la smania di dire la propria senza ascoltare l’interlocutore. Le conversazioni di gruppo o duali sono solo in apparenza tali: in realtà nessuno entra in contatto con l’altro, perché le parole arrivano addosso come valanghe o come stilettate da schivare e da restituire con maggior vigore.

Bassa autostima e solitudine: l'abitudine di parlare senza ascoltare

L’enfasi sulla prestanza dell’Io, tipica dei nostri tempi, in realtà indebolisce la forza dei legami e le persone, diventate troppo dipendenti dall’immagine che loro stesse fabbricano di se stesse. La solitudine e la bassa autostima sono le malattie del secolo, emergono spessissimo nel luogo della psicoterapia senza essere problematizzate, come se fossero dei dati di fatto che non possono essere messi in discussione.

Spesso chi sta male avrebbe intorno a sé degli amici con cui parlare, ma ciò non è possibile perché all’interno della dinamica amicale non c’è nessuno spazio per l’ascolto dell’altro. Ognuno pontifica e dice la sua, senza calarsi minimamente nei panni altrui.

Oggi si opta per lo psicologo per venire ascoltati davvero, e sembra anche normale, non ci si accorge nemmeno che tutti questi amici con cui si parla non alleviano minimamente il senso di solitudine esistenziale.

La bassa autostima, quando viene individuata, non si ricollega mai alla credenza riduttiva di essere soltanto un Io, ma viene interpretata come “Io non sono abbastanza”. Al terapeuta si chiede come aumentare l’autostima, non come fare a recuperare la propria autenticità perduta.

La psicoterapia come via verso l'autenticità

La psicoterapia, con i suoi silenzi, le sue domande esplorative, le sue interpretazioni offerte con garbo e passibili di essere discusse apre alla via del “non so”, del “non so ancora”.

Inoltrarsi nella complessità di se stessi nel tempo aiuta ad alleviare sia il senso di solitudine che di bassa autostima. Con il riconoscimento della limitatezza dell’identificazione alla maschera egoica ci si apre automaticamente all’altro. Diventa naturale andare oltre l’apparenza e iniziare a vedere se stessi e gli altri come punte di iceberg infinitamente più profondi e articolati.

Decade così anche l’ansia di dover essere sempre sul pezzo con i giudizi e le sentenze. In società si inizia ad ascoltare e a vedere quello che accade intorno, con spirito di osservazione.

Le persone che attraversano dei percorsi di trasformazione non superficiali e non basati sul rigonfiamento dell’Ego diventano preziose in società perché, grazie alle loro posizioni silenziose e riflessive, possono incentivare gli altri a fare lo stesso.

A volte la saggezza della persona profonda viene scambiata per debolezza da chi resta imprigionato nel circuito chiuso dell’autocelebrazione di sé. Ma chi è così accecato da se stesso lo sarebbe comunque, anche se sfidato in una gara. Magari, lasciato a parlarsi addosso, a un certo potrebbe iniziare ad accorgersi di qualcosa, oppure no.

La vera forza non consiste nell’esibizione, così come il senso di pienezza interiore non si misura sulla quantità di gente che si frequenta.

La psicoterapia allora può aiutare ad afferrare questi concetti su un piano non teorico, attraverso il vissuto di un’esperienza.

Aiuto psicoterapeutico , Solitudine, Crescita personale

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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