Oggi la vita sociale e lavorativa impone la formulazione rapida di opinioni, più si è veloci nelle esternazioni più si accende l’illusione di guadagnare punti agli occhi dell’altro, indipendentemente dalla profondità e dalla coerenza delle argomentazioni.
“La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che é la mia debolezza”. Questa frase, attribuita a Pier Paolo Pasolini, condensa con precisione il conflitto che molti amanti dell’indipendenza vivono in rapporto alla quota più o meno grande di solitudine inevitabilmente connessa.
Spesso ci si chiede: perché mi annoio sempre? La risposta non è sempre legata all’assenza di cose da fare, ma a un malessere più profondo, che questa analisi mira a esplorare.
Un deficit di qualche funzione sensoriale, motoria o mentale, ha degli impatti notevoli sulla psiche di chi vive la condizione di minorazione. La sfida in questi casi è quella di non soccombere del tutto sotto il peso di tali implicazioni emotive.
L’avvicinarsi del Natale, con tutta la correlata retorica dei buoni sentimenti e del supposto “calore” familiare, suscita reazioni per lo più compatibili con la modalità che ciascuno usualmente e spesso inconsciamente ha di rapportarsi all’altro.