Il transfert in psicoanalisi: seconda parte
Il primo modo di intendere il transfert di Lacan è quello di situarlo sull’asse immaginario della cura.
Il primo modo di intendere il transfert di Lacan è quello di situarlo sull’asse immaginario della cura.
Qual'è il significato del termine transfert? Cosa intendiamo in psicoanalisi con questo concetto?
L’essere umano è strutturato fin dall’inizio della sua vita dalla relazione con l’altro, tipicamente dalla madre o più in generale dall’ambiente in cui vive. Lacan introduce all’interno di questa relazione soggetto-altro una distinzione di piano fra la dimensione immaginaria e la dimensione simbolica.
In alcuni momenti della vita può capitare a tutti di trovarsi in balia di altre persone o di eventi esterni. Così come può accadere di sperimentare la delusione, il tradimento, l’abbandono, la perdita. In queste situazioni possiamo andare incotro a vissuti di depressione, di impotenza e solitudine.
In psicoanalisi, soprattutto all’interno della corrente lacaniana, parliamo spesso di Altro con la A maiuscola. Ma che cosa intendiamo quando parliamo di questo Altro? E cosa ha a che fare con la depressione?
La depressione è un fenomeno incontestabilmente in aumento ai giorni nostri. Ma perché? Che cosa nella modernità ne favorisce lo sviluppo? La società in cui viviamo è dominata dal culto della performance e del successo individuale. Dal mito della perfezione e della immortalità dell’uomo.
Non sempre appare possibile per chi ne soffre riconoscere il preciso momento in cui si instaura una depressione. La depressione clinica, che si distingue dall’affetto depressivo che prima o poi tutti conosciamo, si impadronisce di noi lentamente, subdolamente.
In questo periodo di crisi, uno psicologo che lavora in una grande città come Milano, sente continuamente parlare di lavoro, soprattutto nei termini della sua mancanza. Dal punto di vista psicologico è intuitivo come la condizione della perdita di un’attività che ci impiega tante ore e la difficoltà nel ritrovarne una abbia su di noi un impatto molto forte.
La solitudine è uno stato a cui non si associa invariabilmente un unico modo di sentire. Esistono infatti vari tipi di solitudine, accompagnati da vissuti anche molto diversi, addirittura diametralmente contrapposti.
Molto spesso, come psicologo che lavora a Milano, mi capita di sentire frasi come “ha fatto una scenata isterica”, “calmati, smettila di fare l’isterico”, “era fuori di sé come un’isterica” ecc…Il termine isteria è dunque usato nel linguaggio comune per nominare quei comportamenti in cui il soggetto, senza essere folle, è dominato da una transitoria emotività, che lo conduce fino a scoppi d’ira o a crisi angosciose.
Nella mia attività di psicologo a Milano mi imbatto molto spesso nel fenomeno della dipendenza. Che può prendere la forma di una schiavitù nei confronti di una relazione, un cibo, una sostanza o perfino il gioco.
Ciascuno di noi ha la possibilità di verificare quotidianamente come l’ideale del corpo femminile magro, liscio ed in forma sia ormai entrato a pieno titolo nella nostra cultura. Basti pensare agli stimoli pubblicitari con cui entriamo in contatto involontariamente semplicemente aprendo un giornale, accedendo ad internet o uscendo di casa.
La psicoanalisi tende a considerare la depressione come un affetto, dal momento che essa è intimamente legata al nostro sentire e alla sua gamma di tonalità e sfumature. Non si tratta allora semplicemente di una malattia ma di una possibilità strettamente connessa alla natura umana.
Nel mio lavoro di psicoterapeuta e psicologo a Milano incontro spessissimo in chi chiede aiuto il panico, un fenomeno che, in virtù della sua diffusione, viene ormai generalmente considerato come una malattia della modernità.
Che tipo di malessere tratta uno psicologo a Milano? Sicuramente incontra una varietà di sintomi, oggi in aumento: attacchi di panico, depressione, ansia, problemi con il cibo… Ma esiste una radice comune ai vari modi con cui si esprime la sofferenza? E se sì, questa è ricollegabile al contesto sociale? In psicoanalisi osserviamo come la sofferenza si manifesti in modi diversi a seconda delle epoche e dei luoghi.
Esistono certamente malattie transitorie, come vengono se ne vanno con le cure adatte. Poi ci sono quelle invalidanti, che lasciano cioè segni indelebili sul corpo e che vanno a rendere difficoltose anche semplici attività quotidiane. A volte queste ultime possono avere come esito finale la morte. A volte no, non mettono a rischio la vita ma provocano deficit permanenti.
Quando subiamo una perdita di solito attraversiamo un periodo in cui siamo tristi, svogliati, chiusi in noi stessi e non a nostro agio con gli altri. Può capitare di sentirsi ansiosi, posseduti dall’attesa di un pericolo imminente.
Spesso il malessere che ci assale può essere riconducibile ad un trauma che abbiamo subito nel nostro passato. Ma cosa si intende per trauma? In un certo senso l’esistenza stessa è traumatica. Perché confronta tutti, prima o poi, con il sentimento di impotenza.
Incorrere in un insuccesso, amoroso o lavorativo, è un evento diventato destabilizzante per l’uomo di oggi. In effetti fin da bambino avevano stabilito per lui vari traguardi da raggiungere. Nella scuola, nello sport, nelle relazioni.
Pierre Rey, Sul lettino di Lacan, Bruno Mondadori Editore.
In questo libro lo scrittore francese Pierre Rey racconta l’esperienza della sua analisi personale con Jacques Lacan.
E’ un testo molto interessante per varie ragioni. Può infatti attrarre sia lo psicoterapeuta, che vi trova preziose indicazioni tecniche sullo stile di conduzione delle cure da parte di Lacan, che il paziente, reso partecipe dei mutamenti interiori dell’autore provocati dalla terapia.
L’incontro con il pensiero di Jacques Lacan ha dato una svolta al mio desiderio di dedicarmi alla psicoanalisi e alla cura del disagio. Come tutti gli innamoramenti, l'idealizzazione nel tempo si è sciolta e ha lasciato posto a una visione più lucida dei pro e dei contro dell'approccio lacaniano.
Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.