Skip to main content

Innamoramento e amore

Fiori metà in ombra e metà in luce, immagine generata da Sibilla Ulivi

Il primo amore è nella famiglia 

Le relazioni d’amore sono complesse e problematiche, fragili e sottoposte alla prova del tempo. In psicoterapia l’ascolto delle peripezie della vita amorosa è pressoché quotidiano, anche quando il focus del discorso si concentra su altro.

Per vivere abbiamo bisogno di amore vero, di amare e di essere amati. L’amore non necessariamente si lega ad un partner o a un rapporto esclusivo, esso può circolare nelle amicizie, nella famiglia, nei gruppi sociali.

Le primissime esperienze amorose le viviamo in famiglia; amore e ripetizioni disfunzionali sono legati perchè da bambini vediamo i nostri genitori, osserviamo come si relazionano e “sentiamo” la corrente di dolcezza o di ostilità che scorre tra di loro.

Sempre in famiglia veniamo in contatto con le cure, le assenze, le aspettative: l’amore e le sue complicazioni riguardano anche noi, siamo inclusi nel cerchio. Non di rado ci viene chiesto di sopperire ai bisogni affettivi rimasti inevasi nella coppia, e ci ritroviamo invischiati fin da piccoli in complessi triangoli amorosi.

L’inconsapevolezza dell’infanzia fissa in noi emozioni, “complessi” e reazioni difensive difficili da riconoscere e da modificare nella vita adulta: ce li portiamo dietro, come un nome, un’etichetta che non sappiamo di aver cucita addosso.
Il nostro modo di amare è l’esito di queste dinamiche inconsce potentissime; più esse restano nell’ombra, più hanno potere sulle nostre relazioni, sui pensieri, sulle scelte e persino sull’immagine che abbiamo di noi stessi.

Far uscire dal buio tutto ciò ha il potere di liberarci dalle catene del passato e di farci vivere delle storie d'amore veramente nuove e in linea con la nostra autenticità non riducibile ai condizionamenti della vita familiare. 

Le relazioni amorose sono ricche di proiezioni

Già da ragazzini, nel modo con cui approcciamo le prime schermaglie amorose si può vedere in filigrana la posizione in cui siamo stati collocati in famiglia.

Un esempio classico è quello del piccolino di casa, bravo bambino sensibile alle sofferenze materne, che nel rapporto con le ragazze si fa sistematicamente “cavalier servente”, trovando gratificazione nel gratificare l’altro, mettendo in secondo piano se stesso e le proprie esigenze.

Fattosi uomo egli inizia a mettere in fila gli eventi; le sue storie finiscono sempre con lui che viene tradito e lasciato da parte dalla sua amata di turno. La sua squisita sensibilità verso il femminile, affinatasi nel rapporto con la madre infelice, lo porta verso una ripetizione infinita del modello appreso: lui è colui che cura le ferite della donna amata, solo attraverso la cura sente di amare e di esser degno di amore.

Nelle donne quest’uomo proietta senza rendersene conto il fantasma materno, trova la madre, anche quando esse non hanno nessuna caratteristica in comune con lei. La libido viene messa in secondo piano, perché l’affettività “pura” invade il campo a dismisura, facendo sentire la lei in questione “troppo amata” ma poco desiderata come una donna.

Acquisire consapevolezza rispetto all’elemento proiettivo è importante non nell’ottica di cambiare partner ma di vederlo davvero per quello che è, liberandosi dall’offuscamento sentimentale e pulsionale susseguente ai condizionamenti familiari.

Le relazioni di coppia migliorano mano a mano che ci si addentra nei ruoli assunti in famiglia, perché in realtà miglioriamo noi nel sentirci sempre più reali e connessi alla nostra vera identità, al di là dei compiti che abbiamo inconsapevolmente assunto.

L’idealizzazione come preambolo dell’amore

L’ idealizzazione  così tipica delle prime fasi di una storia d’amore trova quindi un solido appoggio sull’elemento proiettivo. L’altro non viene visto per chi è veramente; egli o ella ci colpiscono perché hanno un modo di fare che ci ricorda come abbiamo vissuto qualcun altro, il padre, la madre o perfino noi stessi.

Idealizzare significa incaricare l’altro della responsabilità di renderci assolutamente felici ed appagati, responsabilità che una volta abbiamo attribuito ai nostri genitori. Nella maggior parte delle vite durante l’infanzia vengono vissuti momenti di autentica beatitudine, anche all’interno di una dinamica di relazione simbiotica e disfunzionale.

La traccia di queste esperienze intensamente connotate sul piano emotivo si riattiva quando nel reale incontriamo qualcuno che per i motivi più disparati la risveglia, motivi che però nella loro verità sono molto lontani da ciò che crediamo.
Il partner ideale è colui che incarichiamo di possedere la chiave per riaprire quella porta, per accedere alla beatitudine perduta.

Si capisce allora perché la cosa duri poco e sia destinata allo scacco e alla delusione.
Passati i momenti di entusiasmo gli scostamenti dall’ideale progressivamente affiorano e ci si può trovare di fronte una persona completamente diversa da quella che ci si aspettava. 

Iniziamo allora a cambiare modo di fare, l’altro si innervosisce a sua volta e si instaurano circoli viziosi di recriminazioni reciproche che finiscono per legare amore e desiderio d'altro.

Tali dinamiche sono sterili e distruttive ma dure a morire senza un adeguato lavoro di messa in discussione di se stessi e della dinamica venutasi a creare.

Ad esempio ci si può innamorare di un uomo che ricorda il padre amato, oppure ci si può appassionare per qualcuno che incarna immaginariamente esattamente il contrario di un padre troppo ingombrante.

Le proiezioni possono anche riguardare il nostro sé: si potrebbe ricercare nell’altro un tratto che possediamo noi ma che non è stato valorizzato in famiglia. Cercare nell’altro se stessi assume una coloritura di validazione narcisistica del proprio essere, andata incontro ad una frustrazione durante la vita infantile.

Questa dinamica di rispecchiamento reciproco è molto diffusa negli amori narcisistici, anche loro destinati allo scacco alla resa dei conti, una volta che le differenze individuali emergono e infrangono lo specchio.

Dall’idealizzazione all’amore: l'amore adulto

Come si fa allora a uscire da questo circolo vizioso? Se l’idealizzazione porta sempre alla delusione e a turbolenze dentro alla coppia bisognerebbe toglierla? Ma come si fa a “sentirsi innamorati” senza un po’ di poesia che trasfigura l’altro e lo rende speciale, come fatto apposta per noi?

La consapevolezza infatti rischia di portarci ad essere troppo razionali, e l’eccesso di razionalità come è noto uccide gli slanci vitali e ogni fantasia. L’amore è anche slancio, sogno, energia, per cui pensare di eliminare ogni aspetto illusorio in nome della lucidità assoluta non è auspicabile.

Essere consci delle realtà attorno a noi è importante perché elimina gli abbagli più grossolani, permette di non mettersi nei guai legando la propria vita a persone totalmente incompatibili sul piano caratteriale e valoriale.

Tolte quindi le “cantonate” più clamorose ci si può lasciare andare a un po’ di idealizzazione, sapendo che essa andrà lentamente scemando, così che appariranno in modo sempre di più nitido le caratteristiche meno desiderabili dell’altro.
L’amore incondizionato inizia esattamente nel momento in cui appare il vero volto dell’altro. Trovare interessante l’altro per quello che è e non per chi vorremmo fosse ha in realtà un potenziale liberatorio fortissimo perché rompe gli schemi di una vita che ci hanno influenzato e ci porta su un nuovo terreno di conoscenza di non stessi.

Scopriamo che l’altro non vuole da noi quello che il nostro "altro primordiale" ha voluto, che noi possiamo concederci modalità espressive nuove, sconosciute, in un processo di adattamento reciproco che si chiama “complicità”.
Allora amare è un'attitudine. E forse l’amore maturo che sopravvive alla caduta del sogno idealizzante nella sua essenza comporta questo: due persone che nelle reciproche differenze non si limitano alla “sopportazione” ma sviluppano una forza di coppia, un’entità concreta che prima non esisteva e che deriva dall’intreccio di due modi di essere imperfetti ma solidali.

Bibliografia

  • Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi
  • James Bailey, L'amore accade per sbaglio, Garzanti
  • Robert Hopcke, Nulla succede per caso in amore, Mondadori

 

Rapporto uomo donna, Rapporto genitori figli

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

Senti che è arrivato il momento per vivere meglio il presente?
Seguimi anche sui miei social