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Perché non ti impegni? L'analisi del fenomeno delle relazioni opzione

Rosa in un campo fra mille fiori, metafora della difficoltà di scelta nelle relazioni opzione

 

La tirannia dell'opzione perfetta: quando la scelta uccide l’impegno

 Nell’era del dating e dei social media un fenomeno psicologico sta silenziosamente erodendo la capacità di stabilire legami profondi: la Relazione-Opzione.

É un dato di fatto: avere a disposizione un "catalogo" di potenziali partner con cui poter avviare conversazioni costituisce un’indubbia opportunità per entrare in contatto con persone altrimenti inarrivabili. Se la chat coinvolge entrambi ci si incontra e, in tempi abbastanza rapidi, si capisce se si vuole un coinvolgimento in più, di solito di natura esclusivamente sessuale.

In un’ottica pragmatica questo percorso "per step" sembra funzionare: ci si sceglie, si parla, si esce e, se ci si piace fisicamente, il gioco è fatto. A volte nascono coinvolgimenti sentimentali, ma essi sono l’eccezione, più che la norma. Il perché sembra semplice: queste chat si usano per divertirsi, per svagarsi: se succede di innamorarsi bene, altrimenti è solo una bella distrazione.

Ma la realtà non è mai quella che ci si racconta, e soprattuto la psiche umana non è lineare come vorremmo. Infondo tutti gli esseri umani cercano un coinvolgimento profondo con l’altro, anche quando lo sfuggono. Questo perché ognuno di noi ha visceralmente bisogno di trovare una sintonia con un altro essere umano, una persona con cui sentirsi a casa e parlare un linguaggio comune.

Invece la narrazione contemporanea mette l’accento sul colpo d’occhio e sul consumo rapido, a cui segue un altro, fugace interesse. Un po’ come accade al supermercato: vedo un prodotto e lo butto nel carrello perché mi attrae il colore, ma poi subito dopo il mio sguardo torna a vagare fra le scansie piene di roba. Il discorso contemporaneo cerca di mettere sullo stesso piano le persone con le merci, sminuendo la complessità dell’incontro fra due esseri viventi.

L'incontro autentico e il desiderio di essere visti

Lo sguardo, quando qualcuno ci attrae, è sicuramente un gancio fortissimo. Ma c’è sguardo e sguardo. Un conto è vedere una cosa che ci piace, che rimiriamo come una piccola opera d’arte (anche un barattolo di pomodoro se ben confezionato ha questo potere attrattivo), un  altro è guardare un essere umano, che ha la possibilità di riguardarci.

Nel primo caso, se siamo di fronte all’oggetto, possiamo al massimo provare un’emozione legata all’estetica pura. Chi è particolarmente esteta ama il bello, e il piacere della vista che scorre sui colori o sulle forme è qualcosa di molto tangibile ed emozionante.

Ma se l’oggetto è una persona, questa a sua volta guarda noi. Ed è nel modo con cui lo fa che accade qualcosa. Se ammira unicamente la nostra capigliatura, il nostro paio di gambe o la nostra simpatia sociale, lo capiamo dalla piattezza emotiva dell’incontro.

Ma se vede altro, se vede noi, la nostra psicologia nascosta, magari le ferite che ben camuffiamo, allora sì che scatta qualcosa di dinamitardo. Chi ci vede davvero ci mette a disagio, perché scoperchia le nostre mancanze e ci fa sentire voluti per quello che siamo sotto la maschera. Vedendoci così ci desidera, non come pezzi di carne, ma come persone, e fa sorgere in noi il desiderio, quello vero, che al fondo è desiderio di essere desiderati.

La paura della conoscenza vera e la strategia difensiva

Ecco, le persone oggi sfuggono la bellezza di questo gioco di sguardi, la gioia disarmante del desiderio reciproco. L’indecisione fra il ragazzo con gli occhi blu o quello col ciuffo marrone è una vera e propria strategia difensiva nei confronti della conoscenza vera. Se non scelgo nessuno o butto tutti dentro il carrello mantengo il controllo, mi tengo distaccato da ogni forma di mancanza.

Si capisce come l’altro, messo sullo stesso  piano di un bene fungibile, possa essere in qualsiasi momento sostituito da un’opzione migliore. La ricerca incessante, che sembra a prima vista ricerca del “vero amore”, altro non è che frenesia da shopping, uno sguardo rivolto in maniera unidirezionale su un oggetto.

Se ci pensiamo le cose belle su cui posiamo gli occhi hanno su di noi l’effetto di potenziare il nostro narcisismo: un bel vestito a fiori ci fa sentire più belle, una poltrona di design aumenta il valore del nostro spazio. Il focus è sempre e solo su di noi. Al di là del piacere dell’appropriazione e dell’ornamento non c’è nulla che scaldi o arricchisca il nostro mondo interiore.

Di oggetti ne vorremmo sempre di più, perché nessuno di loro basta mai a renderci felici e sicuri di noi stessi. Lo specchio non può mai essere fonte di vera luce interiore, anzi. La bellezza, se troppo curata e ricercata come un fine in sé, infiacchisce lo spirito. L’inseguimento esasperato della perfezione dei canoni estetici uccide la delicata e personale percezione della bellezza.

Il rifiuto del bisogno e l'anestesia emotiva

Un incontro di desiderio invece manda in crisi, sempre. Non ci bastiamo più, abbiamo bisogno di lui o di lei, dell’abbraccio di quello sguardo, di quel sorriso, di quel noi che si crea quando basta solo stare vicini.

Le persone oggi sono terrorizzate dal “sentirsi” interiormente, odiano avvertire dei bisogni non soddisfabili con il consumo. Odiano la propria interiorità: anziché coltivarla fanno di tutto per mortificarla e silenziarla, fino ad ucciderla del tutto. Si sta andando incontro ad una grande anestesia: il mito dell’uomo o della donna forti e indipendenti, invulnerabili alla sofferenza ma aperti al divertimento e alla libertà sessuale stanno schiacciando la vibrante energia vitale di cui ognuno di noi è permeato.

Ma un’umanità che rifiuta l’esperienza dell’amore, con tutti i rischi connessi al rifiuto o all’impossibilità, diventa pericolosa, perché cinica. A volte resta solo stupida, ovvero addormentata.

Riflettere su questi temi può aiutare a svegliarsi dal torpore dello "swipe" sul cellulare, può far venir voglia di incontri in tre dimensioni, non pianificati, dove ci sia un vedere ed essere visti.

Può far riemergere il  desiderio del legame, non come impegno per pagare le bollette o fare figli, ma come qualcosa che fa sentire completi e finalmente in pace.  

Domande Frequenti (FAQ) sulla Relazione-Opzione

1. Che cos'è il fenomeno psicologico della "Relazione-Opzione"?

Il fenomeno della Relazione Opzione è un fenomeno psicologico che sta silenziosamente erodendo la capacità di stabilire legami profondi nell’era del dating e dei social media. Si manifesta quando l'altro, messo sullo stesso piano di un bene fungibile, può essere in qualsiasi momento sostituito da un’opzione migliore, ed è una strategia difensiva nei confronti della conoscenza vera.

2. In che modo la ricerca incessante di opzioni si lega al narcisismo?

La ricerca incessante dell’opzione migliore non è ricerca del "vero amore", ma frenesia da shopping e potenzia il nostro narcisismo. Le cose belle (o le persone trattate come tali) su cui posiamo gli occhi hanno su di noi l’effetto di potenziare il nostro narcisismo, con il focus che è sempre e solo su di noi. Di oggetti ne vorremmo sempre di più, perché nessuno di loro basta mai a renderci sicuri di noi stessi.

3. Qual è la differenza tra uno "sguardo di superficie" e uno sguardo che porta al coinvolgimento profondo?

Un conto è vedere una cosa che ci piace e che rimiriamo come una piccola opera d’arte; un altro è guardare un essere umano che ha la possibilità di riguardarci. Nel primo caso si prova un'emozione legata all’estetica pura. Il coinvolgimento profondo scatta quando l'altro vede noi, la nostra psicologia nascosta, e ci desidera non come pezzi di carne, ma come persone, facendo sorgere il desiderio vero, che è il desiderio di essere desiderati.

Rapporto uomo donna

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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