Riconoscere la depressione: segni, sintomi e come intervenire
La depressione come disturbo dell'umore
La depressione è un disturbo dell'umore caratterizzato da una tristezza costante, che non se ne va con accadimenti piacevoli, e da una perdita di interesse per qualsiasi attività, anche la più amata.
La manifestazione di questo "mal di vivere" avviene tramite sintomi psicologici e fisici e varia da individuo a individuo. In genere il funzionamento lavorativo e sociale della persona colpita viene gravemente compromesso.
Come si riconosce la depressione: la differenza con la tristezza e il lutto
Come si riconosce la depressione? Cosa la distingue dalla semplice tristezza?
Sicuramente la sua durata nel tempo e il suo grado di interferenza sulla capacità di azione. Una certa variabilità dell'umore fa parte della natura umana, per cui esistono delle oscillazioni assolutamente normali che sono semplicemente conseguenza di accadimenti esterni.
Una promozione sul lavoro, un incontro fortunato, un esame superato brillantemente sono esempi di eventi in sè euforizzanti. Come al contrario una rottura sentimentale, una bocciatura, un licenziamento, un litigo hanno il potere di indurre in quanto tali affetti negativi e di ingenerare una flessione dello stato d'animo.
Si parla di depressione quando queste reazioni a situazioni avverse si incistano, durando più del previsto e fiaccando gravemente le energie per andare avanti nel giorno dopo giorno. Dobbiamo però tener presente come eventi particolarmente gravi come un lutto implichino necessariamente un ampio lasso temporale per essere superati. La psiche ha bisogno di tempo per svolgere quello che è un vero e proprio lavoro di bordatura di un vuoto. Il dolore ha una sua funzione importante, serve per isolarsi e concentrarsi sulle ferite aperte, come una convalescenza senza la quale non può esservi ritorno pieno alla salute.
A seguito di un lutto importante uno o due anni vissuti all'ombra della malinconia non dovrebbero destare preoccupazioni. Soprattutto se l'intensità dei primi momenti si smorza e via via si recupera la capacità di dedicarsi, pur con fatica, alle consuete attività quotidiane. Un sottofondo di tristezza in alcuni casi non va demonizzato, bisogna imparare a conviverci, a non volersene liberare troppo in fretta. Pena un suo ritorno sotto altre forme, tipicamente gesti impulsivi e controproducenti. Messi in atto per lo più per tentare di rompere l'immobilismo dello stato di malessere.
I principali segni della depressione
Si parla allora di depressione vera e propria non quando il dolore non se ne va via subito, ma quando comporta una paralisi totale dell'atto, immobilizzando completamente la vita della persona nei mesi e poi negli anni (la persona percepisce affaticamento e mancanza di energia anche senza sforzi e nel pieno degli anni).
Oltre all'umore nero e alla perdita di interesse e piacere nella depressione troneggia un senso inscalfibile di autovalutazione. Colpa e impotenza paralizzano a tal punto da togliere le forze per fare qualsiasi cosa. Il semplice alzarsi dal letto appare un'impresa impossibile, uscire per andare a lavorare non è minimamente contemplabile.
Anche la parola si congela. Sopraggiunge un mutismo pressoché totale, non c'è amico o partner che riesca a rompere il muro di incomunicabilità che separa il depresso dal mondo. L'amore stesso delle persone più care non fa più presa, ma viene rabbiosamente rifiutato. Si vuole solo essere lasciati in pace.
Cambiamenti nell'appetito e nel sonno sono frequenti; può comparire un'insonnia difficile da gestire senza il supporto di farmaci così come possono insorgere disturbi del comportamento alimentare (iperfagia, inappetenza).
In alcuni casi si possono riscontrare pensieri suicidi, che vanno presi molto sul serio sia dalla famiglia che dai curanti quando condivisi.
Genetica e cause ambientali nella depressione
La depressione è causata da un mix di vulnerabilità genetica e di esperienze ambientali traumatiche, accadute generalmente durante l'infanzia. La perdita ricopre un ruolo centrale nella genesi della depressione, sia per quanto riguarda le cause remote che per lo scatenamento dei sintomi depressivi nell'attualità.
Un lutto traumatico avvenuto durante l'infanzia, tipo il distacco da una figura significativa come un genitore o un nonno particolarmente amato, se non elaborato adeguatamente attraverso la parola, può incitarsi nella psiche come un nucleo di non senso e di disperazione.
Così isolato nella psiche questo buco può riattivarsi nel momento in cui in età più avanzata si ripresenta una nuova perdita (rottura di una relazione sentimentale, perdita del lavoro, distacco dai figli…).
Questo successivo distacco ha il potere di slatentizzare gli antichi sentimenti di disperazione che erano stati messi da parte, ma non superati veramente. L'ombra dell'ogggetto perduto cade sull'Io, così diceva Sigmund Freud per far capire con una bella immagine suggestiva come la perdita sia in grado di ghermire e rabbuiare la vita di chi la subisce.
Come affrontare la depressione
Questa resistenza alla vita e alla parola rende molto difficile un qualsivoglia approccio terapeutico. La persona che soffre di depressione tende a non chiedere aiuto, semmai lo fanno i familiari al suo posto.
Quando compie autonomamente un primo passo verso una domanda di cura significa che sta già meglio, che qualcosa si è mosso, che una seppur minima volontà di stare meglio si è affacciata.
Lo stesso incontro con uno psicoterapeuta può costituire un evento fuori serie in grado di rompere tale cerchio mortale. Soprattutto se il luogo della terapia risulta vitalizzante e non giudicante nello stesso tempo. Una terra franca in cui poter riavviare parola, fiducia e ricerca di senso.
Dalla depressione si può guarire grazie alla psicoterapia e alla volontà ferrea di impostare uno stile di vita il più possibile sano ed equilibrato, che curi il sonno, l'alimentazione, l'attività fisica e in generale la vita culturale e di relazione.
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