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Gelosia e insicurezza: l'approccio della terapia per superarla

Dipinto in stile Van Gogh di una figura serena che cammina da un temporale verso un campo soleggiato

Ti senti in balia di una gelosia irrazionale che ti consuma? Se è così, non sei solo. Spesso, dietro questo sentimento distruttivo si nasconde un'ombra ancora più grande: l'insicurezza.

Fortunatamente, è possibile liberarsi dalla morsa stritolante di questa combinazione, tossica per se stessi e per le relazioni, grazie alla messa a fuoco e all’interiorizzazione delle dinamiche profonde che si celano dietro la superficie.


Che cos'è l'insicurezza e perchè ci fa sentire "meno"

Cerchiamo innanzitutto di capire che cosa sia davvero l’insicurezza, un termine generico che di solito viene utilizzato per identificare la mancanza di fiducia in se stessi.

L’insicuro non è soltanto qualcuno che ha un dubbio rispetto al proprio valore. Egli è soprattutto una persona che ha mantenuto delle caratteristiche caratteriali adolescenziali, rimasta estremamente dipendente dal valore dell’immagine e incapace di uscire dalla trappola della competizione con l’altro.

L’identità fatica a emergere pienamente in questi soggetti, un po’ come accade agli adolescenti che non si piacciono, che rifiutano le proprie caratteristiche più tipiche, immaginandosi già dei “perdenti” nel confronto con gli altri, idealizzati come rappresentanti di un'immagine ideale e inarrivabile.

Gli insicuri, benché non lo ammettano, sono soggetti schiavi della competizione. Hanno un dialogo interno che li porta costantemente a paragonarsi agli altri e a sentirsi “meno”. Come reazione, molti di questi esibiscono atteggiamenti aggressivi e rivaleggianti, volti a convincere se stessi di valere di più dell’altro.

Essi non riescono proprio a sganciarsi dalla “misura” basata sull’apparenza. Vedono se stessi e gli altri come “merci” il cui valore è decretato dall’aderenza a determinati standard visibili, siano essi estetici o sociali.

Ciò nella stragrande maggioranza dei casi avviene per effetto di un’identificazione inconscia a una figura svalorizzata, corrispondente al genitore dello stesso sesso.

  • Soprattutto le ragazze tipicamente ereditano i complessi irrisolti delle proprie madri, un “modellamento” che avviene in maniera del tutto inconscia e passiva. Se ad esempio la madre è una donna che viene sistematicamente tradita dal padre, le altre donne assumono il valore di minacce a prescindere dalla loro reale “pericolosità”, perché la ragazza inconsciamente è identificata a una donna che non è “abbastanza” sul piano della desiderabilità.
  • Nel caso dei maschi l’insicurezza si manifesta nella necessità di esibire un’immagine di virilità, attraverso l’ostentazione di oggetti e donne-oggetto: interiormente essi non sono sicuri della propria “forza fallica”, spessissimo a causa di padri svalorizzati dalle madri (che hanno trascinato i figli in rapporti di partnership ambigua) e dunque hanno bisogno di continue conferme e di affermazioni di sé.

L’esperienza di vita e la maturazione psicologica, che non vanno di pari passo con il semplice accumulo degli anni, racchiudono in sé la potenzialità di portare ad abbandonare il riferimento all’immagine forgiata sull’altro in favore della propria “sostanza” unica e irripetibile, non immediatamente visibile.

Le persone maturando diventano più sicure di loro stesse perché scoprono l’inconsistenza e la fragilità di ciò che viene mostrato, che mai coincide con un’interiorità solida. In più la crescita psicologica porta a valorizzare i propri tratti di personalità (anche quelli fisici) nella loro unicità fuori standard, senza la pretesa che essi siano “più o meno” rispetto a quelli degli altri. Ci si libera delle identificazioni inconsce alle figure genitoriali, separandoci psicologicamente dai genitori e dalla loro influenza.

Allora gli altri possono essere apprezzati senza essere avvertiti come delle minacce, fuori dalla logica della competizione ma all’interno di un discorso di arricchimento. La bellezza e il talento degli altri non intristisce, ma dà gioia se apporta autentica bellezza e positività nel mondo.


Insicurezza e gelosia: una combinazione esplosiva

Ora si capisce bene come mai la gelosia sia così tipica dei soggetti insicuri di se stessi; essi vedono negli altri sempre “un qualcosa in più”, anche quando li disprezzano o gonfiano il petto per innalzarvisi sopra. L’altro non è semplicemente quello reale in carne ed ossa: esso costituisce una specie di “prototipo” mentale dell’alterità, sempre presente mentalmente e ingombrante per via delle sue caratteristiche eccelse.

Questo altro è tipicamente l’”io ideale” (di natura infantile e adolescenziale) mai ridimensionato o del tutto abbandonato nel corso della crescita personale.

La gelosia rivolta verso l’altro allora altro non è che il riflesso della competizione con il proprio ideale irraggiungibile, presentificato e incarnato dalla tal persona oggetto di gelosie.

In apparenza la preoccupazione è che questa persona di cui si è gelosi porti via le attenzioni di qualcuno a cui si tiene (di solito un partner ma anche un amico, un capo, ecc…). Ma in realtà, a ben guardare, la partita è con se stessi e con il proprio equilibrio emotivo.

Parlare di semplice autostima è riduttivo; l’autostima spesso sottende la consapevolezza dei propri meriti e pregi, che le persone gelose hanno sviluppatissima. Sapere di essere belli e bravi non ripara affatto dalla gelosia! Questo perché nella logica del geloso si potrebbe sempre essere più belli, più bravi e di successo, dunque tutti gli esseri umani sono dei rischi in questa logica!

Quando l’altro non è più un pericolo? Quando ci si crede degni di amore, di rispetto e di felicità per quello che si è, difetti inclusi. Ciò avviene generalmente se si realizza che siamo delle persone e non delle macchine. Quando ci distacchiamo dai condizionamenti e dai problemi irrisolti ereditati dalle figure genitoriali.

Siamo tutti sostituibili se ci percepiamo o veniamo valutati dagli altri come delle merci, invece se iniziamo a vederci come delle persone uniche, allora non siamo sostituibili affatto.

Se poi gli altri continuano a vederci come delle “cose belle” ma sostituibili allorché qualche altra cosa bella si profila all’orizzonte allora il problema è dell’altro, non nostro… In tal caso ci possiamo chiedere: che cosa ci faccio con questo qui che mi vuole solo perché la mia immagine è desiderabile?

Passare al vaglio la profondità della relazione e dei sentimenti ha sicuramente un valore protettivo nei confronti della gelosia, anche se l’esperienza clinica con persone che soffrono di gelosia patologica ci insegna quanto essa sia indipendente dal comportamento dell’amico o del partner.

I gelosi cronici possono essere amatissimi, avere tutte le conferme del mondo, sapere anche interiormente di essere davvero amati in maniera non superficiale ma restare ancorati alla propria gelosia ossessiva senza volerci rinunciare. Nulla può fare l’altro per scalfire questi fantasmi, che sono legati all’immaginario interiore del geloso, alla disputa irrisolta dentro se stesso.


Come la terapia può sciogliere la morsa della gelosia 

I sintomi della gelosia sono avvertiti come molto invalidanti e fastidiosi sia per chi ne soffre, che resta preda di ansia e di sentimenti rabbiosi, sia per chi si ritrova coinvolto nei deliri del geloso (in qualità di partner o di persona oggetto delle rivendicazioni gelose). La gelosia infatti è un sentimento distruttivo e tossico, che tocca tutti gli attori coinvolti nella dinamica.

Se ci si accorge di stare molto male a causa di fantasie irrealistiche e prive di fondamento nella realtà (all’interno di tutte le dinamiche relazionali o anche solo nel discorso amoroso di coppia), è importantissimo fermarsi e riflettere, sforzandosi di interrompere la catena degli agiti.

La gelosia portata all’estremo è anche pericolosa perché può comportare, oltre alla ruminazione mentale e ai diverbi accesi con il partner, anche dei passaggi all’atto violenti, liti furiose in cui si usano le mani, agguati e lesioni fisiche. Il “fuori controllo”, l’incendio che divampa in un attimo, è purtroppo una caratteristica peculiare della modalità gelosa e possessiva.

Riconoscere di avere questo problema e cercare un aiuto costituisce già una mezza soluzione.

Il passo successivo, tipicamente in un percorso di psicoterapia, comporta la ricerca delle motivazioni profonde alla base della propria insicurezza irrisolta. Analizzare la propria storia, ritrovare gli intoppi e i blocchi nella crescita, le fissazioni infantili e adolescenziali è di enorme aiuto perché consente di sviluppare un pensiero su se stessi e dunque di costituire un’embrionale capacità di autocontrollo.

Riappropriarsi della propria originalità, offuscata da mille interferenze, ideali oppressivi e immaginari ingombranti fa da barriera alla proliferazione di idee di stampo geloso, perché rasserena l’animo, mitigando la competitività.

Riappropriarsi di se stessi non si concretizza in un atteggiamento negazionista delle umane passioni ma consente di riconoscere le emozioni negative come tali e di disattivarle, impedendo loro di prendere il sopravvento sull’umore e sulla condotta.

A volte questo lavoro non basta, soprattutto se la gelosia costituisce una manifestazione di un disturbo complesso della personalità, specie di carattere narcisistico. In questi casi il processo terapeutico è più lento e sfidante, perché si tratta di superare il carattere ego-sintonico dei sintomi: nella distruttività in fondo in fondo il così detto narcisista ci sta bene, il suo è un modo patologico per affrontare il mondo che viene percepito da lui come funzionale, al netto della sua stortura.

In parole semplici, se la gelosia tutto sommato ci piace e ci sentiamo autorizzati a perpetrare delle modalità disfunzionali nelle relazioni perché ciò ci regala un senso di controllo sull’altro, significa che anche la nostra personalità si è strutturata in senso patologico.

È sempre possibile mitigare e ridimensionare dinamiche tossiche profondamente incistate come la gelosia, tuttavia bisogna volerlo davvero ed essere disposti sinceramente a rinunciare alla manipolazione relazionale, vero marchio di fabbrica dei disturbi della personalità.

Aiuto psicoterapeutico , Gelosia patologica , Crescita personale, Insicurezza

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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