La cura è alla base dell’equilibrio psicologico di ogni individuo. Nella clinica dei bambini lo vediamo molto bene: è raro che un bambino accudito nei suoi bisogni emotivi sviluppi patologie psichiche di rilievo.
Oggi la vita sociale e lavorativa impone la formulazione rapida di opinioni, più si è veloci nelle esternazioni più si accende l’illusione di guadagnare punti agli occhi dell’altro, indipendentemente dalla profondità e dalla coerenza delle argomentazioni.
La persona che si trova seduta di fronte a me, sulla poltrona azzurra nel mio studio in zona Moscova a Milano, non sempre ha voglia di parlare del suo passato. Spesso l’ansia la attanaglia nel presente; ha bisogno di una soluzione immediata, di una parola, di un consiglio, di un appiglio a cui attaccarsi ora.
Quando le persone arrivano per la prima volta nel mio studio in zona Moscova, capita spesso che siano nervose. È normale. Anche se abbiamo moltissimo da dire possiamo avere paura: del giudizio, del silenzio, del non riuscire a far passare correttamente tutto quello che abbiamo dentro, macinato in solitudine e ancora non comunicato a nessuno.
Una seduta di psicoterapia è costituita da “discorsi”, i cui mattoni sono le parole (inclusi i silenzi) e gli stati d’animo. Le parole non vengono pronunciate mai a caso, anche quando sono l’espressione di un flusso di coscienza. Esse hanno sempre uno scopo e una direzione: sono gli strumenti del pensiero, sia esso volontariamente direzionato oppure guidato dall’inconscio.




